Come Essere Felici anche nei Momenti Difficili – Capitolo 3

Capitolo 2  La Gratitudine

 

2.1 Essere grati è il presupposto per una vita migliore?

Grazie è probabilmente una delle parole usate più di frequente in tutte le lingue del mondo eppure raramente ci soffermiamo a pensare al suo significato intrinseco e al perché sia usata così di frequente. È così tanto udita da tutti noi ogni giorno da essersi svuotata di significato e pregnanza. A volte finiamo per ripeterla come una formula vuota, per cortesia e convenzione sociale. In realtà si tratta di uno dei termini più importanti e fondanti del nostro vivere insieme. Siamo tutti uniti da legami basati sull’amore e sulla gratitudine per ciò che per noi hanno fatto i nostri genitori ma anche amici, parenti conoscenti e persino sconosciuti. Riflettiamo di rado sul fatto che ognuno di noi è in vita grazie alle milioni se non miliardi di altre vite che sono più o meno vicine alla nostra ma che contribuiscono tutte alla nostra esistenza e al nostro sostentamento. Sebbene siamo individui indipendenti e unici, non esisteremmo senza gli altri e questo pensiero meriterebbe di certo un peso più grande di quanto non ne abbia in generale per noi. La gratitudine dovrebbe essere la nostra condizione naturale e invece nella maggior parte dei casi dimentichiamo di manifestare questo sentimento o anche solo di coltivarlo. Ci concentriamo su ciò che non abbiamo, su ciò che ci viene negato, sulla malvagità degli altri o del mondo e osserviamo la vita come se fossimo animali perennemente affamati. Questo atteggiamento ci blocca e frena un qualunque tipo di crescita personale a cui potremmo voler aspirare. Infatti, non capendo quanto dovremmo essere riconoscenti a prescindere dalle circostanze del momento, disconosciamo l’importanza di tutte quelle situazioni favorevoli che ci hanno dato la possibilità di nascere, crescere, studiare, lavorare etc. Addirittura alcuni credono di essere sfortunati perché molte cose gli/le vanno storte quando in realtà per tutti noi se siamo qui, viviamo e respiriamo le circostanze favorevoli sono state di gran lunga la maggioranza. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il senso di gratitudine, così come la felicità, non dipendono dal benessere materiale anzi, si rivela spesso proprio il contrario. Il fatto di possedere questo o quello stranamente non ci rende più consapevoli di quanto dovremmo essere riconoscenti per ciò che siamo riusciti ad ottenere. Spesso desideriamo una cosa dopo l’altra e molti di noi non si rendono neanche conto di quanto questo modo di vedere ci danneggi e offuschi la realtà effettiva delle cose. Ristabilire l’importanza e il senso della gratitudine costituisce quindi un passo importante per migliorare la qualità della nostra vita. Nel corso di questo capitolo cercheremo di esercitarci a sviluppare questo sentimento e ad ampliarlo in modo da farne la base del nostro modo di vivere le nostre giornate. Se riusciremo ad arrivare ad una condizione in cui provare gratitudine a prescindere da tutto, allora saremo riusciti in qualcosa che migliorerà di molto le nostre esistenze. Chiaramente non c’è un punto di arrivo fisso e immutabile. Per quanto lontano riusciremo ad arrivare in questo percorso, non sarà mai come arrivare in vetta dopo una lunga scalata e fermarsi lì quanto si vuole per godersi il panorama. Dal momento che l’esistenza è dinamica, infatti, dovremmo entrare nell’ottica che migliorare, progredire e perfezionare sono tutte decisioni da prendere ogni giorno momento dopo momento. Questo discorso vale per tutti i percorsi di crescita autentica e dunque la nostra capacità di essere riconoscenti non fa eccezione a questa regola. Ci saranno giorni in cui sarà molto semplice applicare gli esercizi e invece giornate grigie nelle quali ci sembrerà uno sforzo sovrumano. In ogni caso, ciò che è bene tener presente lungo il percorso è che il fatto stesso di voler tendere al miglioramento è degno di lode e quindi un tentativo infruttuoso varrà comunque di più che non  aver tentato. Quindi mettete da parte frustrazione e senso di colpa, se state leggendo questo manuale siete già animati da quel sano spirito di ricerca che costituisce l’essenza stessa della specie umana. Perché la gratitudine dovrebbe migliorare le nostre vite? Perché, ci consente di soffermarci sull’infinito amore che anima l’universo e così facendo smetteremo di essere ossessionati da ciò che non va o non va come vorremmo. Inoltre, imparando a dire grazie in modo più sincero e sentito, svilupperemo una maggiore gentilezza, umanità e capacità di “ripagare” coloro che  ci hanno consentito di essere qui oggi. Nel momento stesso in cui decidiamo di cambiare in questo senso anche le circostanze cominciano a muoversi nella direzione che desideriamo per il semplice fatto che stiamo agendo in accordo con il funzionamento delle cose e non  a controcorrente. Potrebbe sembrarvi assurdo da credere ma vi renderete conto che il desiderio di modificare il vostro punto di vista e i passi avanti che compirete in questo senso  modificheranno anche le circostanze che vi troverete a vivere che diverranno più apertamente favorevoli. Inoltre si acquisisce una maggiore leggerezza e gioia quando ci si rende conto dei complessi e meravigliosi legami che ci legano tutti e si desidera rispettarli.

  • Essere grati a priori ci spinge ad essere più positivi e ci consente di influenzare il nostro ambiente che “risponderà” con circostanze più favorevoli.

 

2.2 I genitori: un’ottima occasione di esercitarsi a dire Grazie                               

Il primo esercizio che vi propongo potrà risultare facile per alcuni ma penso che per la maggior parte di noi sia meno scontato di quanto appaia. Sebbene a prima vista possa apparire superfluo affermarlo, se esistiamo lo dobbiamo a quelle due persone che, più o meno consapevolmente, ci hanno dato l’occasione di essere qui e questo è vero al di là di ogni altra considerazione che possiamo fare sui loro meriti e demeriti. Ciascuno di noi avrà dei ricordi più o meno felici della propria vita di famiglia e alcuni di noi non hanno avuto la fortuna di avere una vera e propria famiglia. Tuttavia, comunque, se esistiamo lo dobbiamo ai nostri genitori biologici. Se anche non fossimo cresciuti con loro, comunque dobbiamo a loro la nostra presenza su questa terra e, oltre che a loro, dovremmo essere riconoscenti anche a coloro che ci hanno cresciuti e che hanno provveduto al nostro sostentamento. Alcuni di noi hanno probabilmente un vissuto doloroso relativo a loro e questo rappresenta certamente un ostacolo. Come affermato prima in relazione alla compassione, in ogni caso, possiamo affrontare la cosa un passo alla volta e se notiamo di essere fermi a causa di traumi del nostro passato, potremmo decidere di farci aiutare da qualcuno per superarli. In ogni caso, che lo si voglia o no,  noi tutti in un momento o in un altro ci troveremo ad affrontare alcuni ostacoli legati a questa relazione che potrebbe essere definita come la madre di tutti i legami che intratteniamo con gli altri. Senza voler fare della psicologia spicciola, il modo in cui viviamo le nostre amicizie e tutte le altre relazioni deriva da quel nucleo fondamentale. Non si può prescindere quindi, qualora si voglia migliorare la qualità della nostra esistenza, dal bisogno di risolvere qualunque tipo di difficoltà legata a nostro padre e nostra madre e/o a coloro che si sono presi cura di noi. Dunque, se vi rendeste conto di averne bisogno, oltre a cercare di mettere in pratica questi esercizi, non esitate a farvi dare una mano perché già il desiderio di oltrepassare l’ostacolo costituisce la causa fondamentale per riuscire in questa impresa. Se cercassimo sviluppare gratitudine prescindendo da questa questione fondamentale, non riusciremmo ad essere autenticamente e profondamente riconoscenti verso le persone che ci circondano.

  • Ringraziare i nostri genitori, o coloro che si sono presi cura di noi, è un ottimo modo di allenarsi alla gratitudine verso gli altri.

 

 

Ringraziamo davanti allo specchio sorridendo

Al mattino decidiamo di cominciare la giornata non solo con un sorriso, ma anche con un Grazie meglio se detto ad alta voce e davanti allo specchio. Grazie per cosa? Per il fatto di esserci intanto, e poi per la le cose belle che ci accadranno e anche per le brutte perché le potremo usare, se lo vorremo, come occasioni di crescita e miglioramento. In ogni caso, reagire negativamente ad una cattiva notizia, sebbene sia comprensibile, non ci consentirà di certo di risolvere il problema. Anzi, e questa è un’esperienza abbastanza comune, quanto più reagiamo male a ciò che ci accade, tanto peggio andranno le cose da nel resto della giornata. Il pessimismo chiama pessimismo e difficilmente si potrà risolvere alcunché se ci si sente prostrati e infelici. Al contrario, riuscire a dire Grazie a priori e fin dal mattino innescherà una catena positiva che potremo alimentare ogni qual volta sentiremo di averne bisogno semplicemente ripetendo mentalmente, o ad alta voce se le condizioni lo permettono, la parola Grazie. Ripeterlo davanti ad uno specchio potrà farci sentire inizialmente un po’ ridicoli ma ci consente al tempo stesso di rivolgere questa riconoscenza anche a noi stessi e alla nostra voglia di migliorarci con gioia perché questo non è assolutamente scontato e dovremmo diventare capaci di lodarci per il desiderio che ci anima e anche, molto semplicemente, per quello che siamo; pregi e difetti. Oltre che al mattino, sarebbe consigliabile fare questo anche la sera, perché in questo modo ci predisponiamo ad una buona notte di sogni positivi e felici. Ognuno di noi potrà dedicare più o meno tempo, ciò che conta è ad ogni modo di farlo con costanza per sperimentare come questo migliori le nostre giornate. Ricordiamoci anche di sorridere mentre ringraziamo perché questo amplificherà l’efficacia di quanto stiamo facendo. Anche se la nostra mente potrebbe giudicarci e farci sentire ridicoli, se saremo in grado di far fronte alle obiezioni della nostra razionalità, scopriremo poco a poco un universo di possibilità che erano lì da sempre ma che noi non riuscivamo semplicemente a vedere. Proveremo la stessa sensazione di chi cerca gli occhiali e scopre dopo lunghe e faticose ricerche di averli sulla testa. Se ci poniamo nell’ordine di idee di avere in noi stessi tutto ciò di cui abbiamo bisogno, usciremo dalla logica di aver bisogno che qualcosa di positivo ci accada per provare gioia. Diventeremo, in tal modo, gli artefici della nostra gioia e smetteremo di essere soggetti che attendono passivamente l’arrivo di una buona notizia, di una promozione o di un altro evento positivo per essere felici. Pensare di dipendere dalle circostanze esterne per star bene, ci rende schiavi e ci frena. Inoltre, la felicità che possiamo provare per una bella notizia, per quanto fenomenale essa sia, è passeggera ed effimera. Se ci basiamo su questo tipo di gioia, di conseguenza, saremo in balia del vento e delle intemperie e in questa condizione vivere una vita più piena diventa davvero molto difficile.

  • Dire grazie ci dà la possibilità di sviluppare una felicità che sia indipendente dalle circostanze esterne.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esercitiamoci a mostrare la nostra gratitudine

 

Una volta cominciato a stabilire un costante flusso di gratitudine slegata dagli eventi, possiamo, come abbiamo fatto con la compassione, dimostrare alle persone che ci circondano la gratitudine che abbiamo nei loro confronti. Cominciamo dai nostri amici ed estendiamo l’esercizio ai conoscenti e agli sconosciuti. Ricordiamo di non pensare troppo in grande e di considerare il nostro punto di partenza. Se infatti crediamo che per mostrare riconoscenza bisogna fare gesti eclatanti questo ci frustrerà e probabilmente rinunceremo. Invece, dire grazie in modo sincero e sentito, percependo l’ampiezza di questa parola, dovrebbe essere il nostro primo scopo. Quando sentiamo di riuscire piuttosto bene in questo compito procediamo decidendo di parlare con tutte le persone con le quali abbiamo un legame esprimendo loro la nostra riconoscenza. Sicuramente scopriremo che il nostro desiderio si rafforzerà sempre di più finché questa diventerà la nostra tendenza predominante. In quel momento, riusciremo anche a percepire che persino coloro che ci ostacolano possono essere uno stimolo e quindi aiutarci indirettamente. Ci verrà quindi spontaneo ringraziarle anche se in questo caso probabilmente non lo faremo direttamente ma solo interiormente. Probabilmente noteremo persino che il nostro mutato atteggiamento spingerà i nostri “nemici” a cambiare atteggiamento nei nostri confronti. Potrebbe apparirci incredibile, ma di sicuro sperimenteremo che i legami che ci uniscono sono anche di natura invisibile e questo alimenterà la nostra gioia. In questo modo stiamo alimentando un circolo positivo di pensieri, parole e azioni che sicuramente ci porterà benefici sia interiori che materiali. Ecco per quale ragione sviluppare gratitudine giova prima di tutto a noi. Siamo abituati a credere che l’egoismo sia intrinsecamente negativo e lo opponiamo al suo contrario, l’altruismo. Questa visione delle cose tuttavia è erronea perché, come stiamo scoprendo in questo manuale, ciò che giova autenticamente a noi fa bene anche agli altri. Certamente perseguire solo ed esclusivamente il proprio interesse personale non può portarci che alla sofferenza, tuttavia desiderare di essere felici e di farlo insieme agli altri senza escluderli, è la fonte di ogni tipo di miglioramento. Nel corso dei vari capitoli ci renderemo conto sempre di più che separare nettamente il giusto dallo sbagliato, il bene dal male è una semplificazione che può recare danni perché non è perfettamente aderente alla natura delle cose. Rendendo alla vita la sua complessità, invece, riusciamo ad agire in modo migliore. Nel prossimo capitolo parleremo della sostanziale uguaglianza fra gli esseri umani e gli esseri viventi in generale e accenneremo alla teoria buddista delle tremila possibilità contenute in un singolo istante di vita. Vedremo poi come queste due idee possano aiutarci a diventare più consapevoli e ci eserciteremo a mettere in pratica questi concetti. Il Buddismo è una religione millenaria molto vasta della quale noi prenderemo in considerazione alcuni solo aspetti fondamentali. Al di là delle nostre credenze e convinzioni attuali, possiamo prendere in considerazione ciò che afferma il buddismo come un tipo di visione da sperimentare e cercare di mettere in pratica. Pur senza aderire alla religione in sé stessa possiamo scegliere di valutare la veridicità dei suoi principi per noi.

  • Nel momento in cui impariamo a ringraziare gli altri scopriamo che questo alimenta la nostra gioia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riepilogo del secondo capitolo per punti:

 

  • Essere grati a priori ci spinge ad essere più positivi e ci consente di influenzare il nostro ambiente che “risponderà” con circostanze più favorevoli.

 

  • Ringraziare i nostri genitori, o coloro che si sono presi cura di noi, è un ottimo modo di allenarsi alla gratitudine verso gli altri.

 

 

  • Dire grazie ci dà la possibilità di sviluppare una felicità che sia indipendente dalle circostanze esterne.

 

  • Nel momento in cui impariamo a ringraziare gli altri scopriamo che questo alimenta la nostra gioia.
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Come Essere Felici anche nei Momenti Difficili – Capitolo 1

1.2 la Compassione, fraintendimenti, esempi ed esercizi:

     Cosa vi viene in mente quando leggete o sentite pronunciare questa parola? Per ognuno di noi essa ha un valore diverso e richiama alla nostra mente una serie di associazioni che variano da persona a persona e che sono più o meno in accordo con la visione predominante della cultura nella quale siamo nati e viviamo. In genere, per un occidentale essere compassionevole significa avere pietà per i più deboli e per i poveri e questa visione fa venire in mente tutta una serie di esempi di questo tipo di magnanimità come Maria Teresa di Calcutta o altre grandi persone che hanno imperniato le loro vite sullo sforzo costante di soccorrere i bisognosi. In questo caso, si penserà probabilmente che una virtù di questo tipo è abbastanza fuori dalla nostra portata dal momento che questi personaggi sono ritenuti fuori dal comune e dotati di capacità morali molto maggiori rispetto alla maggioranza di noi. Per questo motivo si tende a pensare che per quanto virtuoso e oggettivamente positivo possa essere il loro esempio, lo sforzo di assomigliare a quelle persone risulterebbe infruttuoso e frustrante. Inoltre, questo tipo di visione è anche legata all’idea che ci sia qualcuno che soccorre e qualcuno che è soccorso, un soggetto attivo e un soggetto passivo. In altre parole che la persona che presta aiuto è in una situazione migliore e più “alta” rispetto alla persona che riceve questo aiuto, altrimenti non avrebbe bisogno di essere aiutata. Se il primo elemento ci rende l’idea di esercitare la compassione verso gli altri piuttosto irraggiungibile, il secondo ci dà la sensazione che fare un atto compassionevole o caritatevole ci ponga un gradino sopra l’altro; se non direttamente a livello morale almeno a livello materiale. Questa maniera di osservare la realtà divide nettamente colui che aiuta da colui che è aiutato e separa nettamente coloro che sono in grado di questo tipo di azioni e coloro che non lo sono. Questa separazione ad un’analisi più attenta, non solo ci porta a sminuire le nostre capacità umane confrontandole con quelle di quelle grandi persone, ma ci consente anche di crearci un “alibi perfetto” per non metterci in gioco e tentare di migliorarci da questo punto di vista. La conseguenza di ciò è che soltanto alcuni individui, basandosi su un punto di osservazione diverso della questione, decidono di oltrepassare questo limite invisibile auto-imposto dalla maggioranza e riescono in tal modo a sviluppare capacità che i più definiscono fuori dal comune. Un’altra caratteristica di questo particolare modo di considerare la questione è che si tende a pensare a delle categorie molto ristrette di persone verso le quali esercitare compassione. Dal momento che questa capacità è sentita come molto elevata, non tutti hanno bisogno di esserne l’oggetto ma solo una ristretta cerchia di derelitti. Ragionando in questo modo si dimentica il senso originario del termine, che viene dal latino cum patior condividere e provare empatia per l’altrui dolore e desiderio di alleviarlo, e ci si allontana dalla possibilità di farlo entrare a far parte della nostra vita quotidiana rendendolo così più terreno. Anche se nell’uso comune compassione è considerata e percepita come un sinonimo di pietà, le due parole hanno un’origine diversa e ognuna di essa rinvia a due concezioni distinte e non perfettamente sovrapponibili della questione. Infatti, pietà viene dal latino pietas che in origine stava ad indicare la devozione religiosa così come il sentimento patriottico. In seguito, a questo significato si è sovrapposto quello di misericordia che è basato sull’idea cristiana del Dio misericordioso. Come ben si vede osservando l’origine dei due termini, il primo non contiene in sé alcuna dicotomia tra elevato e mondano mentre il secondo si in quanto è Dio come essere supremo la fonte di questa qualità semi-divina. Quindi, se avere compassione per qualcuno implica possedere un elevato livello di sensibilità alle sofferenze altrui e provare il desiderio di alleviarle, avere pietà significa cercare di salvare qualcuno dalla sua misera condizione (in genere  si intende una condizione materiale). Sebbene i due significati siano sicuramente prossimi, essi non possono sempre essere utilizzati come l’equivalente l’uno dell’altro.È proprio lo sviluppo della compassione, e non della pietà, che è più pienamente alla portata umana perché rinvia ad un tipo di pensiero che pone colui che aiuta e colui che è aiutato sullo stesso piano. Questo modo di vedere appartiene alla cultura orientale che per alcuni versi è distante da noi ma che può fornirci delle chiavi di lettura alternative per comprendere il mondo in modo alternativo. Da essere umano a essere umano, riconoscendo l’essenziale somiglianza che esiste tra di noi, si può mettere in pratica il principio della compassione verso il vicino di casa piuttosto che nei confronti di amici o sconosciuti.

  • La compassione è diversa dalla pietà ed è l’unica che sia autenticamente alla portata umana.

 

Alcuni di voi si staranno chiedendo a questo punto: “perché esercitarmi alla compassione dovrebbe migliorare la mia vita?” Molteplici sono le risposte a questa domanda e nel corso di questo volume ne saranno date molte. Intanto diamone due: perché esercitare l’empatia che proviamo per le sorti degli altri migliora le relazioni che intratteniamo con le persone che ci circondano; e perché se stiamo attraversando anche noi un momento di difficoltà il fatto di fornire aiuto ad un’altra persona ci consente di non soffermarci troppo sulla nostra situazione e anche di poter trovare risposte ai nostri guai senza occuparcene direttamente. A questo punto però bisogna specificare che la compassione dovrebbe estendersi a tutti, noi compresi, il che significa che gli esercizi di cui parleremo in seguito non hanno come scopo di farci dimenticare di noi stessi a favore degli altri ma bensì quello di arricchire la nostra vita grazie a quello che facciamo per loro. Come vedremo nel capitolo dedicato al concetto di entanglement infatti, la fisica quantistica ha scoperto e dimostrato che particelle infinitamente piccole sono in grado di influenzarsi l’un l’altra senza comunicare e pur trovandosi ai due lati opposti del globo. Le implicazioni di queste scoperte sono numerose e spingono a riconsiderare l’impressione che gli esseri viventi siano divisi tra di loro e che l’influenza dell’uno sugli altri sia limitata. Se infatti le nostre particelle riescono ad influenzare l’una il comportamento dell’altra pur essendo a distanza e senza “comunicare” questo implica, per estensione, che ciò che contribuisce al benessere degli altri può contribuire anche al nostro e viceversa. Anche se questo entra in contraddizione con molte delle concezioni generalmente accettate, infatti in genere vige la legge del “morte tua vita mia”, in realtà sembrerebbe proprio che danneggiare l’altro in una certa misura danneggi anche noi seppur spesso in modo invisibile sul momento. La compassione è quindi un modo sano e positivo di pensare al proprio benessere oltre che a quello della/delle persone che aiutiamo. Inoltre, come vedremo con gli esercizi che vi proporrò, essa si può alimentare poco a poco e con azioni pratiche quotidiane. Queste esercitazioni non sono volte a esercitare un’influenza invasiva nei confronti degli altri oppure a sostituirsi a chicchessia, bensì ad amplificare le proprie capacità empatiche.

  • Dovremmo essere capaci di provare compassione sia per noi stessi che per gli altri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fornire incoraggiamento e sostegno:

La compassione ha poi per compagne due fedeli alleate: l’incoraggiamento e il sostegno. Dare coraggio a qualcuno che sta attraversando difficoltà, sia materiali che affettive, può sembrare un atto semplice ma in realtà richiede la volontà di trovare in sé stessi la speranza e le capacità necessarie per “prestarle” alla persona che vogliamo aiutare. Il sostegno che possiamo dare varia da situazione a situazione e da persona a persona ma esso consiste innanzi tutto nel desiderio sincero della felicità dell’altro. Questi due alleati della compassione le consentono di essere efficace nel migliorare la situazione di una persona e al tempo stesso anche la nostra. Infatti, penso che a chiunque di noi sia capitato di provare grande gioia quando siamo riusciti ad aiutare una persona cara a tirarsi fuori da una situazione difficile. Quel senso di soddisfazione nutre la nostra vita e alimenta la nostra capacità di affrontare le sfide quotidiane e proprio per questo rappresenta il primo dei sette elementi qui trattati. Se è abbastanza comune riuscire a provare una simile sensazione nella sfera dei nostri affetti più intimi, è più complesso riuscire a sperimentare qualcosa del genere con persone a noi indifferenti se non addirittura con coloro che noi consideriamo come nostri nemici. Se si tratta di persone che non hanno importanza nella nostra vita, il più delle volte è l’indifferenza a prevalere, mentre nel caso di un nemico potremmo persino provare gioia per la sua difficoltà. Sebbene una reazione di questo tipo ci sembri appagante sul momento, si tratta di una risposta che non fa che danneggiare noi in prima persona. Questo è probabilmente uno degli ostacoli più grandi se ci si vuole esercitare alla compassione perché riuscire a capire che gioire del male del nostro peggior nemico non ci favorisce affatto richiede molto esercizio e la volontà di guardare le cose in profondità invece di fermarci all’immediato e al superficiale. Lo scopo ultimo dovrebbe essere per noi quello di migliorarci costantemente partendo dalle nostre capacità di oggi e cercando di migliorarle poco a poco. Ognuno ha un punto di partenza diverso e una rapidità di miglioramento che può variare anche di molto. Confrontarci può essere utile solo se questo ci spinge a fare meglio, non se invece non fa altro che scoraggiarci e frustrarci. Un percorso come quello che si propone in questo volume si può prestare bene anche ad essere sperimentato da due o più persone che, animate dal desiderio di creare una possibilità costruttiva di confronto, vogliono “vedere l’effetto che fa”.

N.B: È importante affrontare il desiderio di migliorarci con un po’ di sana leggerezza e spirito infantile altrimenti queste esercitazioni potrebbero risultarvi pesanti e perderebbero, di conseguenza, ogni tipo di efficacia.

  • Aiutare un’altra persona equivale a migliorare la nostra stessa condizione.

Esercizio 1: riflessione di base:

Cominciamo con il pensare a noi da bambini, soffermandoci su tutte le qualità che avevamo, sulla nostra grande energia e gioia e sulla curiosità che possedevamo. Facendo questo è importante cercare di non soffermarci su ricordi di avvenimenti ma sulle nostre caratteristiche. Una volta richiamate distintamente alla memoria come eravam pensiamo che quello è il nucleo del nostro io profondo e soffermiamoci a lodarlo e apprezzarlo. Sebbene ognuno abbia caratteristiche diverse, noi tutti siamo dotati di qualità così come di difetti. Ponendo l’accento su ciò che di buono esiste in noi, non facciamo che rinforzare la nostra positività e facendo questo riusciremo poco a poco a trasformare anche i nostri lati negativi in alleati.

Soffermiamoci ora sui nostri difetti e su tutto ciò che consideravamo, o era considerato dagli adulti, negativo nel nostro modo di fare e di essere e sforziamoci di pensare a quel bambino con benevolenza. Una volta stabilito questo sentimento sforziamoci, se ci risulta difficile farlo, di provare empatia verso di lui e di aiutarlo a correggere le sue piccole imperfezioni.

Estendiamo ora quanto abbiamo fatto per noi ai nostri amici, ai nostri conoscenti e infine anche a colo che consideriamo come nostri nemici. Non dimentichiamo che noi tutti abbiamo avuto un’infanzia e che da bambini molte delle nostre cattive abitudini erano a malapena accennate mentre le nostre capacità e qualità erano molto visibili. Questo è vero per tutti, amici e “nemici”. Se riusciamo a provare compassione per il bambino che ognuno ancora possiede in sé, anche quando si comporta male, abbiamo fatto un passo avanti. Riuscire a vedere le persone che ci creano problemi come bambini smorzerà in un primo tempo la rabbia che proviamo nei loro confronti e in seguito, alimentando la compassione che proviamo, ci consentirà di agire in modo diverso nei loro confronti. Questa riflessione costituisce la base fondamentale per riuscire ad agire in modo diverso nel modo di relazionarci con le persone intorno a noi e può essere svolta quando si vuole. Sarebbe consigliabile trovare del tempo al mattino e/o la sera in quanto si tratta di momenti che determinano l’andamento delle nostre giornate. Ciascuno farà un proprio programma e lo gestirà come può e vuole; ciò che conta è divertirsi come uno scienziato che prova a far reagire due elementi chimici nuovi. All’inizio sarà senz’altro più semplice esercitarsi pensando a noi e magari ai nostri amici e forse avremo difficoltà nel farlo con i nemici ma poco a poco la nostra capacità di provare compassione si amplificherà e riusciremo a estendere l’esercizio anche ai nostri nemici. È importante procedere per gradi e con calma, verificando a che punto siamo anche utilizzando il secondo step.

  • Alleniamoci cercando di provare compassione per il bambino che ognuno di noi ha in sé.

Esercizio 2; sperimentazioni:

Una volta giunti a un certo grado di consapevolezza (solo voi potrete in tutta onesta stabilire a che punto siete) potrete cominciare a fare dei gesti che mettono alla prova le vostre capacità. Anche qui procediamo per gradi e senza fretta e facciamo una pausa qualora ci sembrasse di essere bloccati. Talvolta quello che a prima vista ci sembra un ostacolo insormontabile, si rivela essere un sassolino in un secondo momento.

La mattina quando ci svegliamo guardandoci allo specchio cominciamo con il farci un bel sorriso e sforziamoci di essere sinceri. Magari, se abbiamo un aspetto un po’ disordinato, facciamoci anche une bella risata purché non sia di scherno ma ironica. Se abbiamo qualche acciacco fisico o magari ci sentiamo un po’ giù di morale occupiamoci di noi stessi. Questo vuol dire prendere tempo per ascoltarci e capire di cosa avremmo bisogno in quel momento: se si tratta di una parola di conforto cerchiamo di trovarla come se un amico ci stesse chiedendo il nostro aiuto, se invece si tratta di un problema fisico facciamo quanto necessario per risolverlo (a seconda della gravità prenderemo un medicinale o andremo dal medico). Potrebbe sembrare superfluo dare consigli di questo genere ma in realtà molto più spesso di quanto crediamo ci dimentichiamo di noi stessi e dei nostri bisogni. Se non siamo capaci di ascoltarci e prenderci cura di noi in ogni aspetto non possiamo sperare di provare compassione per gli altri o di essere positivi nei loro confronti. Quando usciamo di casa predisponiamoci al sorriso e ad avere un atteggiamento aperto. Se sorridiamo solo se e quando ci accade qualcosa di piacevole limitiamo le nostre possibilità di essere positivi e tendiamo invece a chiuderci. Ancora una volta pensare al nostro bambino interiore ci aiuta molto a fare questo. I più piccoli non si pongono la domanda di cosa accadrà nella loro giornata ma sorridono a priori e senza apparente motivo. La loro unica ragione, e dovrebbe diventare anche la nostra, è il semplice fatto di essere vivi. Il sorriso a priori ci aiuta ad affrontare ciò che ci succede con gioia e, anche se a volte potrebbe risultare molto difficile se non impossibile, il fatto stesso di sforzarci in questo senso migliorerà la nostra risposta alle difficoltà quotidiane.

  • Sorridiamo a noi stessi appena svegli mentre ci guardiamo allo specchio, in questo modo potremo affrontare meglio ogni difficoltà della giornata.

Esercizio 2B, facciamo delle azioni concrete:

Nel corso della giornata chiediamoci se qualcuno dei nostri amici o conoscenti potrebbe avere bisogno del nostro sostegno. Anche una telefonata o un incontro veloce al bar possono bastare per allenare le nostre capacità di ascolto, comprensione e aiuto. Cerchiamo ogni giorno, sforzandoci di mantenere un sorriso sincero, di trovare una persona da rincuorare e incoraggiare. Più faremo questo esercizio, estendendolo magari anche a persone sconosciute come il barista che ci serve il caffè, più aumenterà il senso di appagamento che ne ricaveremo. Attenzione però a non diventare succubi di persone che potrebbero approfittarsi della nostra buona disposizione d’animo. Non dobbiamo scordarci di noi stessi a favore degli altri né viceversa. Alcune volte potrebbe risultare difficile capire cosa è più giusto fare ma con la pratica dell’ascolto di noi stessi e delle altre persone riusciremo a capire sempre meglio dov’è l’equilibrio della giusta via di mezzo. Quando riusciremo a estendere queste due esercitazioni anche a coloro che ci creano problemi, allora avremo fatto dei passi avanti importanti e il nostro senso di soddisfazione, benessere e gioia ne risulterà accresciuto. Nel prossimo capitolo vedremo come la gratitudine giochi anch’essa un ruolo importante nella nostra crescita personale e come questo concetto sia estremamente utile per comprendere le dinamiche che ci legano.

  • Troviamo il tempo, per poco che sia, di dare una mano a qualcuno e questo ci farà stare bene.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riepilogo del capitolo per punti:

  • I sei temi fondamentali che affronteremo sono: la compassione, la gratitudine, l’uguaglianza, l’apprezzamento e il rispetto della vita, l’entanglement e l’amore universale.

 

  • La compassione è diversa dalla pietà ed è l’unica che sia autenticamente alla portata umana.

 

 

  • Dovremmo essere capaci di provare compassione sia per noi stessi che per gli altri.

 

  • Aiutare un’altra persona equivale a migliorare la nostra stessa condizione.

 

 

  • Alleniamoci cercando di provare compassione per il bambino che ognuno di noi ha in sé.

 

  • Sorridiamo a noi stessi appena svegli mentre ci guardiamo allo specchio, in questo modo potremo affrontare meglio ogni difficoltà della giornata.

 

 

  • Troviamo il tempo, per poco che sia, di dare una mano a qualcuno e questo ci farà stare bene.
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Come Essere Felici anche nei Momenti Difficili – Introduzione

Questo articolo viene estrapolato da un ebooks offerto al pubblico da SecretsEbooks.it.

L’ebook verrà diviso in paragrafi che verranno pubblicati sul nostro sito a distanza di 1 settimana l’uno dall’altro.

Buona Lettura.

Come essere Felici anche nei Momenti Difficili

Introduzione

Questo manuale si propone come una guida pratica per aiutare a realizzare un cammino di crescita personale. È suddiviso in capitoli brevi, ognuno dei quali affronterà un concetto che ci consentirà di leggere in modo diverso la realtà e il mondo che ci circonda e, agendo in accordo con essi, di vivere una vita più felice e consapevole.

Da qualunque orizzonte culturale voi veniate e qualunque tipo di educazione abbiate ricevuto, potrete trovare in questo libro degli spunti potenzialmente capaci di rivoluzionare la vostra visione della realtà.

Per ogni argomento sono forniti degli esercizi pratici per applicare quanto detto nella vita quotidiana e sperimentare la veridicità di quanto qui si afferma. Infatti, sebbene possa essere piacevole accarezzare alcune idee e discuterne in teoria, quando si affronta la vita si fa pressante e urgente il bisogno di tecniche utili per agire in modo più costruttivo migliorando di conseguenza la qualità della nostra esistenza.

Il manuale è diviso in sei capitoli e in ognuno di essi affronteremo un argomento. In questo affrontiamo il concetto di compassione, nel secondo ci occuperemo invece di quello di gratitudine.

Nel terzo indagheremo cosa sia l’uguaglianza e la disuguaglianza tra gli esseri umani e nel quarto l’importanza di apprezzare la propria e l’altrui vita. Nel quinto scopriremo il concetto che la fisica quantistica definisce entanglement e il modo in cui esso può essere preso in considerazione e utilizzato nella nostra vita quotidiana. Nel sesto e ultimo, infine, ci occuperemo dell’Amore e delle sue varie forme oltre che dei concetti di coraggio e saggezza.

I sei temi fondamentali sono: la compassione, la gratitudine, l’uguaglianza, l’apprezzamento e il rispetto della vita, l’entanglement e l’amore universale

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Chiunque voglia cercare intrattenimento lo trova lì sul tubo.

Sono moltissimi gli aspiranti Youtubers che vogliono sbarcare il lunario e diventare famosi tramite questo social network.

Tuttavia in pochi riescono. In questo articolo: come diventare famosi su Youtube una delle più note web agency che si occupa della promozione di Youtuber, spiega quali sono le tecniche e le strategie di marketing più utilizzate per promuovere Youtubers e per renderli famosi.

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